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Data center ex NOVACETA: PROCEDIMENTO SOSPESO

In questi mesi abbiamo chiesto più trasparenza e oggi vediamo che avevamo ragione.

Il PD di Magenta è nettamente contrario a questo progetto, come più volte espresso, tuttavia la nostra contrarietà non ci ha vietato di impegnarci per contribuire ad informare i cittadini visto che l’amministrazione non aveva fatto altro che sventagliare un finto assegno facendo passare tra le righe che non si poteva fare più niente, che era ormai tutto definito.

Così non era.

Ne abbiamo lungamente dibattuto e illustrato le criticità dopo aver analizzato con impegno la documentazione di Namira per la Valutazione di Impatto Ambientale. Abbiamo predisposto e depositato presso il Ministero diverse osservazioni tecniche dettagliate evidenziando numerose criticità: dall’impatto ambientale alle dimensioni del progetto, dagli aspetti paesaggistici all’inquinamento acustico, fino ai rischi connessi allo stoccaggio del gasolio destinato ad alimentare i 141 generatori di emergenza, alla qualità dell’aria e alla vicinanza con le abitazioni.

L’8 giugno abbiamo coinvolto la città in un’assemblea pubblica aperta alla città per spiegare queste criticità, invitando tutti a far sentire la propria voce presentando a loro volta osservazioni al progetto per partecipare attivamente ad una decisione che riguarda il futuro di Magenta e impatta sulla vita di tutti.

Il Ministero dell’Ambiente ha rilevato le numerose osservazioni dei cittadini e quelle dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), chiedendo a Namira un corposo pacchetto di integrazioni e chiarimenti su moltissimi aspetti del progetto, comprese questioni ambientali, paesaggistiche, acustiche, idrogeologiche, sanitarie e di sicurezza in quanto aveva ritenuto che la documentazione presentata non fosse sufficiente.

Ora arriva un primo risultato concreto: apprendiamo che il soggetto proponente – Namira S.G.R.P.A. – ha chiesto la sospensione del procedimento, evidentemente per poter predisporre tutta l’ulteriore documentazione richiesta.

Questo conferma che i nostri dubbi erano fondati e che le problematiche segnalate meritavano di essere approfondite.

Ma c’è di più: anche Regione Lombardia si è mossa.

Il 15 luglio ha inviato al MASE una lunga richiesta di chiarimenti e integrazioni al progetto MXP MAGENTA – Campus Data Center introducendo ulteriori richieste molto incisive.

Le più significative riguardano:

  • gli impatti cumulativi e gli effetti con tutte le opere presenti sul territorio, non solo con il progetto stesso.
  • il traffico (includere anche gli sviluppi urbanistici di Marcallo e Magenta, rivalutare le rotatorie SS11–SS336dir–SS526, perché siano previsti 736 posti auto a fronte di circa 155 veicoli nell’ora di punta, integrare trasporto pubblico e mobilità ciclabile).
  • l’atmosfera: in quanto la qualità dell’aria è già considerata molto severa. Viene chiesto ad esempio di effettuare una valutazione cumulativa con il data center di Santo Stefano Ticino, di programmare rigorosamente i test dei generatori, di verificare periodicamente le emissioni, valutando anche il campo sportivo come recettore sensibile, utilizzando anche i nuovi limiti della Direttiva UE 2024/2881.
  • la salute pubblica. La Regione chiede di individuare la popolazione realmente esposta e rifare i calcoli,  valutare il rischio tossicologico acuto e cronico, includere nei rilievi anche il PM2.5, calcolare il rischio cumulativo degli inquinanti.
  • le acque sotterranee e il gasolio. Poiché la falda è superficiale e i serbatoi di gasolio sono previsti sotto il piano campagna, la Regione chiede di valutare, in ordine di priorità:
    • serbatoi fuori terra;
    • rialzare il terreno;
    • solo come ultima soluzione mantenere i serbatoi interrati con ulteriori sistemi di protezione.

      È una richiesta molto significativa perché dimostra che la soluzione progettuale proposta non viene considerata automaticamente soddisfacente.
  • il consumo di suolo. La Regione contesta il metodo utilizzato.
  • le compensazioni ambientali. La Regione scrive che opere come piste ciclabili, parcheggi, illuminazione, passerelle e sistemazioni stradali non possono essere considerate compensazioni ambientali, perché sono opere territoriali o sociali e non riparano il danno ecologico.
  • il clima: viene chiesta una vera valutazione delle emissioni climalteranti, più fotovoltaico e chiede spiegazioni sulla mancata adozione dei tetti verdi.
  • il paesaggio: riduzione dell’impatto visivo dei fabbricati C04 e C05, nuovi foto inserimenti, studio di intervisibilità anche dal Parco del Ticino e dall’Ossario, incremento delle mitigazioni a verde.
  • la biodiversità: richiede il progetto del verde completo, la limitazione delle specie esotiche, ulteriori compensazioni naturalistiche e il monitoraggio delle specie invasive.

Una nota, quella di Regione Lombardia, nella sostanza dirompente per il progetto.

La sospensione è certamente una prima vittoria, ma non basta.

Continueremo infatti a seguire passo dopo passo l’intera procedura, analizzando tutte le nuove integrazioni che verranno depositate e chiedendo che il progetto venga profondamente rivisto.

Resta una domanda. Perché l’amministrazione comunale non si è posta dubbi sul progetto e non ha chiesto approfondimenti presentando a sua volta un’osservazione per evidenziare le questioni che  meritavano di essere approfondite? Certamente l’area, dal punto di vista urbanistico viste le modifiche apportate al PGT, è idonea all’insediamento di un data center ma un intervento di queste dimensioni, collocato a ridosso delle abitazioni e a poco più di un chilometro in linea d’aria dal centro storico di Magenta, così come oggi è stato progettato, è semplicemente sproporzionato e inadeguato.

In questa fase sarà importante non abbassare la guardia.

I cittadini si sono mobilitati e costituiti in Comitato e noi come Partito Democratico continueremo a seguire passo dopo passo l’intera procedura, monitorando assiduamente la pagina del progetto sul portale del Ministero, analizzando tutte le nuove integrazioni che verranno depositate e chiedendo che il progetto venga profondamente rivisto.

Prosegue la raccolta firme per la petizione presentata dal “Comitato per la tutela dell’ambiente e del territorio del magentino NO Campus Data Center” con cui si chiede di sospendere dell’iter del piano attuativo in attesa della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la convocazione urgente di un’assemblea pubblica.

In allegato la locandina con i punti di raccolta a Magenta e Corbetta.

Sul secondo data center a Pontenuovo

Alle ore 16.30 del 16 Luglio 2026 si è tenuta un’altra seduta del Consiglio Comunale a Magenta.

Sala piena anche questa volta – nonostante l’orario – perché in ordine del giorno c’erano due punti sempre legati al tema Data Center e i cittadini sono fortemente preoccupati.

“Variante Generale del Piano di Governo del Territorio”

Con l’adozione di questo Piano Regolatore per quanto riguarda l’area ex Novaceta non cambia nulla perché il procedimento è già partito.  C’è però il tema del secondo data center a Pontenuovo perché le norme tecniche di attuazione messe al voto prevedono un data center anche nell’area ex Saffa. Non c’è che dire, l’ennesima notizia che non avremmo voluto conoscere.

Proprio per questo come PD Magenta insieme a Progetto Magenta abbiamo presentato un emendamento unitario per escludere i data center dall’area ex SAFFA di Ponte Nuovo.

Secondo i due gruppi consiliari, la più importante occasione di riqualificazione urbana della frazione deve essere orientata a funzioni capaci di generare servizi, occupazione, spazi pubblici e qualità urbana, valorizzando al contempo il patrimonio storico e identitario dell’area.

PD e Progetto Magenta sottolineano infine come la recente legge regionale sui data center preveda uno specifico percorso attraverso il quale i Comuni dovranno individuare le aree “realmente idonee” a ospitare tali infrastrutture.

Ponte Nuovo merita una rigenerazione che metta al centro la qualità della vita, il lavoro, i servizi e la valorizzazione del territorio. Per questo abbiamo chiesto di eliminare dall’Area Ex Saffa la destinazione che consente l’insediamento di data center.

BOCCIATO!

Anche tutti gli altri emendamenti che abbiamo presentato SONO STATI RESPINTI:

– Inserimento nelle grandi trasformazioni urbane di una quota obbligatoria all’edilizia residenziale pubblica o sociale. Servono abitazioni economicamente accessibili, alloggi adatti agli anziani, opportunità per i giovani, risposte per le famiglie in difficoltà e soluzioni capaci di accompagnare i percorsi di autonomia delle persone con disabilità.

– Recupero del patrimonio abitativo inutilizzato e promozione di politiche abitative mirate. Abbiamo chiesto di affiancare alla nuova edificazione una strategia per il recupero degli alloggi inutilizzati e del patrimonio edilizio esistente: accordi con i proprietari, incentivi, garanzie per gli affitti, recupero degli immobili pubblici e progetti di housing sociale.

Costruire nuove abitazioni senza almeno provare a conoscere e recuperare quelle che già esistono significherebbe tenere separate l’analisi e la pianificazione.

È questa la differenza tra una politica edilizia e una politica dell’abitare. La prima si concentra prevalentemente sugli edifici. La seconda parte dalle persone e dai cambiamenti della società.

– Introduzione di criteri di prossimità e accessibilità nella pianificazione dei servizi. Riequilibrio territoriale nell’accesso ai servizi esistenti.

Abbiamo chiesto che fossero indicati con maggiore chiarezza i servizi da promuovere anche nelle frazioni attraverso le trasformazioni: servizi ambulatoriali, sanitari e sociosanitari di prossimità; centri di aggregazione giovanile; spazi civici e luoghi per le associazioni; servizi per gli anziani e per l’autonomia delle persone con disabilità; spazi educativi, sportivi e di incontro per le famiglie.

–   Le scuole come priorità.  Chiedevamo che il Piano dei Servizi offrisse un indirizzo strategico più chiaro e che una parte delle risorse generate dalle grandi trasformazioni fosse destinata all’ammodernamento e alla sostenibilità energetica delle nostre scuole.

– Promozione dell’accessibilità universale e superamento delle barriere architettoniche, affinché l’eliminazione delle barriere architettoniche diventi un criterio generale della pianificazione: marciapiedi, attraversamenti, edifici pubblici, fermate del trasporto, parchi e percorsi  devono poter essere utilizzati dalle persone con disabilità, dagli anziani, dai bambini e dai genitori con i passeggini.

– Valorizzazione degli spazi sociali e di comunità nelle aree di trasformazione urbana. E’ necessario prevedere, durante gli interventi di riqualificazione, la possibilità di reperire spazi per Associazioni, realtà educative, parrocchie, cooperative, gruppi sportivi, volontariato e organizzazioni del Terzo Settore svolgono quotidianamente funzioni essenziali.

– Creazione di una rete ciclopedonale continua per collegare quartieri, frazioni e servizi.

Non più singoli tratti ciclabili scollegati bensì una rete continua, sicura e riconoscibile, capace di collegare quartieri, frazioni, scuole, stazione, ospedale, impianti sportivi e principali servizi.

Giudicate voi se questi argomenti non devono avere priorità nella vita di tutti i giorni di una città come la nostra.

Risultato? PGT approvato a colpi di maggioranza.

Un PGT che rappresenta un’idea di città in cui non ci ritroviamo. Gli emendamenti che abbiamo presentato disegnavano e mettevano le basi per una Magenta attenta ai bisogni delle persone.

Ora si apre lo spazio per presentare osservazioni prima dell’adozione definitiva del PGT.

Lavoreremo quindi per far sì che ogni trasformazione venga valutata per il valore pubblico che riesce a lasciare alla città.

“Approvazione del Regolamento per il funzionamento della Commissione Consiliare Straordinaria denominata RIGENERAZIONE AREA EX NOVACETA 

presa d’atto della composizione della Commissione”

Una Commissione che oggi viene citata dal Sindaco come una sua apertura e magnanimità nei confronti delle opposizioni.

Ma la verità è un’altra!

Se non si fosse affrontata con forza la questione data center dalle opposizioni in tutte le sedi possibili e sugli spazi social oltre che in consiglio comunale con la presentazione di una mozione unitaria per chiedere l’ “Istituzione di un percorso di consultazione pubblica” –  che il nostro sindaco proprio non intende organizzare – e una “Commissione Consiliare Speciale sulla trasformazione dell’area ex Novaceta”,  oggi non saremmo qui a discutere del relativo regolamento e composizione.  

Proprio perché ogni intervento urbanistico di tale rilevanza e impatto dovrebbe essere accompagnato da un percorso decisionale realmente trasparente e partecipato, come gruppi consiliari di opposizione siamo fortemente contrari alla istituzione della Commissione consiliare dedicata alla rigenerazione dell’area ex Novaceta, così come voluta dalla maggioranza di centrodestra e infatti abbiamo votato contro nella seduta del 24 giugno.

I nostri consiglieri e il gruppo consiliare di Progetto Magenta hanno votato contro il regolamento e hanno dichiarato di non voler far parte della commissione così come è stata impostata in quanto non ha nessun ruolo differente rispetto a quello che già svolgono in qualità di consiglieri.

Ci teniamo a farvi presente che tutti i Comuni, sopra i 15000 abitanti che fanno parte della città metropolitana di Milano, hanno previsto nei propri regolamenti interni la possibilità di istituire commissioni consiliari.

Ecco, a differenza degli altri comuni che hanno istituito commissioni permanenti o temporanee, oggi  Magenta – nonostante le molteplici richieste a questa amministrazione e alla precedente – non ha mai accolto tali istanze.

Tranne oggi, perché proprio non ne poteva fare a meno.

Ma anche in questo caso non si è voluto accogliere la richiesta congiunta delle opposizioni per l’ “Istituzione di un percorso di consultazione pubblica e di una Commissione Consiliare Speciale sulla trasformazione dell’area ex Novaceta”.

E’ stato applicato il solito metodo impositivo e si è votato a colpi di maggioranza per l’istituzione di una commissione che è una diminutio rispetto a quanto chiesto a gran voce dai nostri consiglieri.

Noi proseguiamo la nostra azione di controllo e vi terremo informati.

Prossimo Consiglio comunale giovedì 23 luglio alle ore 21: bilancio, programmazione e regolamento cimiteriale all’ordine del giorno.

Per vedere le sedute del Consiglio comunale collegarsi al link  https://magenta.consiglicloud.it/

Aggiornamenti sul campus data center area ex Novaceta

Nell’ultimo mese si sono tenuti ben due Consigli Comunali che hanno visto la partecipazione di tanti cittadini preoccupati per la costruzione, praticamente in città, di quello che possiamo definire, senza esagerare, un ecomostro.

Il PD di Magenta è nettamente contrario a questo progetto, come più volte espresso. Abbiamo lungamente dibattuto e illustrato le criticità di questa infrastruttura a partire dall’Assemblea Pubblica dell’ 8 giugno e dal presidio presso l’ex Novaceta. Tuttavia la nostra contrarietà non ci vieta di presentare osservazioni al progetto, in quanto se il progetto verrà approvato almeno avremo contribuito, con le nostre osservazioni, se verranno accolte, a mitigarne la negatività.

Sul nostro sito potete trovare tutte le osservazioni che abbiamo presentato al Comune di Magenta e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) che sta lavorando per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Sono coinvolti anche il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità a causa del notevole impatto energetico, acustico e sulla qualità dell’aria (Valutazione di Impatto Sanitario).

Attendiamo ora l’esito delle loro valutazioni.

CAMPUS DATA CENTER su area ex NOVACETA: a che punto siamo

Tutto comincia con l’adozione da parte della Giunta Comunale della Delibera n. 57 del 10 aprile 2026 del Piano attuativo dell’area ex Novaceta.

I passi fatti:

Subito dopo una bella conferenza stampa e i nostri amministratori (e nemmeno tutti, assenti ViceSindaco e Assessore al Bilancio) si fanno immortalare con un maxi assegno di cartone da 13 milioni di euro, la cifra che il Comune incasserà per il pieno sfruttamento dell’area (si scoprirà poi che l’incasso sarebbe diviso in tranche e molto dilazionato nel tempo).

Non una parola sui costi per la collettività (sanitari, ambientali, paesaggistici, di sicurezza) e sulle conseguenze di quella scelta.

Quasi a dire: “Sono arrivati dei filantropi in città”.

Come se quei soldi non avessero un prezzo.

15 maggio: LE OSSERVAZIONI AL PROGETTO PRESENTATE IN COMUNE

Dopo l’exploit in conferenza stampa (peraltro prematuro visto che la situazione del progetto è tutt’altro che definita) come Partito Democratico – nonostante la nostra contrarietà a quest’opera – si è intensificato il nostro impegno di contestazione dell’opera con argomentazioni e utilizzando tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione e abbiamo presentato nei termini previsti dal procedimento, cioè entro il 15 maggio, diverse osservazioni.

Visto infatti che un primo passaggio formale della Giunta Comunale con l’adozione del progetto c’era già stato, abbiamo scelto di non limitarci a un giudizio politico generale, ma di entrare nel merito, presentando un documento puntuale di osservazioni, tra le quali una in particolare riguarda il rilievo di un vizio formale della pubblicazione della documentazione nell’Albo Pretorio. Questo ha comportato l’impossibilità da parte del cittadino di prendere completa visione della relativa documentazione come prescritto dalla legge.

Per chi vuole approfondire e leggerle con calma, il documento completo è disponibile online sul nostro sito.

Osservazioni presentate in Comune entro il 15 maggio 2026

6 giugno: Osservazioni al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per la VIA (Valutazione Impatto Ambientale)

La slide allegata qua sotto riassume in modo dettagliato le osservazioni che abbiamo presentato come Partito Democratico nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativa al progetto del Data Center di Magenta.

Fino al 9 giugno 2026 ogni cittadino aveva tempo per presentare le proprie osservazioni attraverso il portale del Ministero. Per aiutare tutti coloro che volevano presentare un’osservazione abbiamo preparato una guida pratica che spiega come fare e un nostro iscritto si è messo a disposizione in diversi momenti per dare un supporto nella compilazione.

8 giugno: ASSEMBLEA PUBBLICA in SALA CONSILIARE

In assenza di una vera assemblea pubblica promossa dall’Amministrazione comunale e di un percorso trasparente di informazione e confronto con la cittadinanza, abbiamo deciso di iniziare noi a raccontare alla città cosa sta accadendo.

Pertanto lunedì 8 giugno alle ore 21 (Sala Consiliare Via Fornaroli n. 30 Magenta) abbiamo promosso, insieme a AVS Magenta, PSI Magenta, M5stelle Magenta e Rifondazione Comunista, un’ assemblea pubblica di informazione e confronto sul progetto del nuovo Data Center previsto nell’area Ex-Novaceta.

Una serata con una partecipazione straordinaria; non si era mai vista la sala consiliare così piena nonostante il caldo e tanti cittadini non sono riusciti ad entrare. Non ci aspettavamo una partecipazione così grande. Eravamo oltre 300 persone: la sala era completamente piena, molti erano seduti per terra e tante altre persone hanno seguito l’incontro dall’esterno, ascoltando dalle finestre.

Ringraziamo tutti per avere scelto di esserci.

10 giugno: 26 pagine di osservazioni dell’Istituto Superiore di Sanità 

Quella del data center proposto per l’area ex Novaceta a Magenta è al centro di un acceso dibattito pubblico.

Enti tecnico-scientifici, tra cui l’Istituto Superiore di Sanità, ha inviato alla Commissione del Ministero che si occupa della VIA una lunga nota di ben 26 pagine che solleva obiezioni e fortissime criticità e chiede una lunga serie di integrazioni documentali stringenti per tutelare salute e ambiente.

Le principali criticità:

–          I 141 generatori NON sono classificabili come “emergenza” secondo la normativa lombarda (DGR IX/3934) perché superano le 500 ore/anno di funzionamento (ne fanno 2.100+). Quindi vanno trattati come generatori principali, con tutti gli obblighi emissivi e di monitoraggio (SAE) che ne derivano — un downgrade normativo pesante per il progetto.

–          Qualità dell’aria già critica: 47 superamenti PM10 contro i 35 consentiti — prima ancora del data center.

–          Mappe di ricaduta inutilizzabili: l’ISS dice che le mappe presentate da Namira sono “poco informative”, senza scala, non permettono di capire chi viene colpito né nei comuni limitrofi.

–          Valutazione tossicologica con buchi enormi: manca il rischio acuto, manca PM2.5, manca il rischio cancerogeno, i calcoli HQ/HI sono incompleti e usano medie annue inadatte al caso.

–          Nessuna valutazione ecotossicologica — il proponente “non ha fornito nessuna informazione”.

–          Acqua: 16 integrazioni richieste (a-p), tra cui un quadro idrogeologico completo sulla contaminazione storica (TCE, PCE, 1,2,3-tricloropropano) e dimostrazione che gli scavi non mobilizzano il plume contaminante.

–          Rumore notturno e scuola vicina: l’ISS chiede monitoraggio acustico specifico per la scuola, durante le lezioni — effetti su apprendimento e benessere dei bambini.

–          Impatti cumulativi con altri data center (Noovle Santo Stefano Ticino, DC MIL-01) giudicati “non adeguatamente verificabili”.

Ma la considerazione è solo una: finché la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) non sarà conclusa — e visti i rilievi dell’ISS e tutte le osservazioni presentate dai cittadini – ci vorranno mesi di faticose integrazioni tecniche e nel frattempo la convenzione non può essere firmata. Tutto è bloccato.

14 giugno:  PRESIDIO DAVANTI ALLA EX NOVACETA

Domenica 14 giugno: davanti ai cancelli dell’ex area Novaceta si sono ritrovate oltre 200 persone preoccupate per il futuro e per protestare contro la realizzazione del campus MXP data center di Magenta.

Non un semplice presidio, ma un momento di autentica democrazia dal basso, dove i cittadini hanno condiviso legittime preoccupazioni per l’impatto ambientale, acustico e paesaggistico di colossi di cemento alti quasi 30 metri, e hanno deciso che era il momento di fare la differenza.

Sono tante le Preoccupazioni dei Cittadini: I timori principali riguardano l’impatto ambientale, sanitario, acustico e il consumo di risorse. Molti contestano le dimensioni dell’opera e il suo inserimento in un’area storica.

Durante l’incontro, diversi cittadini hanno preso la parola per trasformare le domande in una strategia d’azione concreta. È nata così una petizione ufficiale, una raccolta firme che mette al centro due richieste chiarissime e fondamentali per il futuro democratico della città:

1.       La convocazione immediata dell’assemblea pubblica da parte del Sindaco, affinché la trasparenza e il confronto con la cittadinanza siano messi al primo posto.

2.       L’astensione del Sindaco dal firmare qualsiasi convenzione con la proprietà del Data Center prima che la città sia stata adeguatamente informata e ascoltata.

Individuata una nuova data di protesta e per proseguire la raccolta firme della petizione: il 21 giugno mattina in Piazza Liberazione.

21 giugno:  GAZEBO IN PIAZZA LIBERAZIONE DOMENICA 21 GIUGNO

La mobilitazione spontanea non si ferma e la risposta della città all’appuntamento di domenica 21 giugno alle ore 10:00 in Piazza Liberazione a Magenta è stata fortissima.

Durante la mattinata è continuata a grande richiesta dei cittadini la raccolta firme per la petizione e si è dato  ufficialmente il via alla costituzione del Comitato di Cittadini.

In poche ore si sono raggiunte quasi 1000 firme!

La forte mobilitazione dei cittadini a Magenta, che ha visto centinaia di persone riunite per la raccolta firme in Piazza Liberazione e davanti all’area ex Novaceta, manda un messaggio chiaro al sindaco Luca Del Gobbo. La comunità chiede a gran voce maggiore trasparenza e un confronto pubblico sull’impatto urbanistico, ambientale e paesaggistico del progetto.

Le decisioni che cambiano il volto di un territorio non possono passare sopra la testa di chi quel territorio lo vive ogni giorno. Il futuro di Magenta si scrive insieme.

Firma la petizione online. Clicca sull’immagine qui sotto o inquadra il QR code con lo smartphone.

8 GIUGNO ore 21 – sala Consiliare – Magenta ASSEMBLEA PUBBLICA “PERCHÉ DICIAMO NO AL DATA CENTER A MAGENTA”

Il Circolo del Partito Democratico di Magenta lunedì 8 giugno alle ore 21 (Sala Consiliare Via Fornaroli n. 30 Magenta) promuove – insieme a AVS Magenta, PSI Magenta, M5stelle Magenta e Rifondazione Comunista – un’ assemblea pubblica di informazione e confronto sul progetto del nuovo Data Center previsto nell’area Ex-Novaceta, un intervento di enormi dimensioni destinato a incidere in modo significativo sul futuro urbanistico, ambientale ed energetico della nostra città.

Tags: data center

Ex Novaceta: le nostre osservazioni alla Convenzione urbanistica

La trasformazione dell’area ex Novaceta è, per dimensioni e impatto, una delle operazioni urbanistiche più rilevanti degli ultimi decenni a Magenta. Per questo il Partito Democratico di Magenta ha scelto di non limitarsi a un giudizio politico generale, ma di entrare nel merito, presentando un documento puntuale di osservazioni:

  • Rafforzamento delle compensazioni pubbliche a favore della resilienza energetica del patrimonio scolastico comunale
  • Studio di fattibilità per il recupero del calore residuo e teleriscaldamento urbano
  • Realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo
  • Rafforzamento delle misure di mitigazione ambientale, acustica e paesaggistica
  • Sostegno all’innovazione tecnologica comunale e sistema integrato di sicurezza urbana
  • Monitoraggio ambientale ed energetico permanente dell’intervento
  • Ricadute occupazionali e formative a favore del territorio
  • Manutenzione pluriennale delle opere di mitigazione ambientale e delle aree verdi
  • Trasparenza e accessibilità pubblica delle informazioni relative all’attuazione dell’intervento
  • Parcheggio ferroviario e velostazione custodita
  • Genericità delle destinazioni: riformulazione dell’articolo per esplicitare la destinazione a data center, ampiamente nota e diffusa dalla Giunta.
  • Altezza dei fabbricati previsti: limitare al 15% (anziché il ~50% derivante dagli elaborati VIA) l’eccedenza per impianti e volumi tecnologici rispetto all’altezza massima di 20 m prevista dal Documento di Piano.
  • Estremi della proposta di Piano Attuativo: riportare nella premessa data e numero di protocollo della proposta presentata ai sensi dell’art. 14.1 LR 12/2005.
  • Esiti dell’attività di monitoraggio acque sotterranee: inserire i risultati del monitoraggio trimestrale avviato il 31 gennaio 2025 e i relativi atti di acquisizione.
  • Sottoscrizione delle fideiussioni: autentica notarile (o autentica digitale notarile in caso di e-procurement) della firma del sottoscrittore delle polizze.
  • Condizioni e precisazioni sulla cessione delle aree
  • Realizzazione viabilità via Pacinotti – S.P. 11 (art. 7.7): chiarire i riferimenti al “diverso strumento urbanistico”, alla convenzione che lo disciplina e alle eventuali obbligazioni alternative tra realizzazione dell’opera e corresponsione del costo al Comune.
  • Criteri di reversibilità dell’intervento e gestione della futura dismissione del sito
  • Vizio formale della pubblicazione (osservazione numero 20)

Ha vinto il NO al referendum sulla giustizia

Ringraziamo tutti gli elettori che hanno partecipato al referendum del 22 e 23 Marzo.

Viva l’Italia!
Viva la costituzione!
Viva la democrazia!

“Abbiamo respinto una campagna arrogante, condotta con toni mai visti prima, fatta di attacchi ai giudici, mistificazioni e richiami alla paura. Ma i cittadini hanno capito che la posta in gioco era molto più alta di ciò che volevano far credere: non le carriere, i casi Garlasco, le correnti… Ma i nostri diritti, l’idea stessa di Paese che vogliamo costruire per il nostro futuro. Viva la costituzione! Viva la democrazia!”.

Lo scrive sui social Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico.

Link: Il no vince con affluenza record

Tags: referendum

Speciale Referendum Giustizia

I prossimi 22 e 23 marzo si decide se i giudici restano davvero liberi di controllare chi governa o se l’equilibrio tra i poteri dello Stato verrà indebolito. È una scelta che tocca il lavoro, le libertà civili, le garanzie costituzionali.

Il referendum costituzionale non prevede quorum: vincerà chi riuscirà a portare più persone a votare.

Per questo abbiamo aderito al Comitato per il NO di Magenta e con altre forze politiche, delle associazioni e della società civile abbiamo costruito una campagna informativa ampia, partecipata e diffusa per far vincere il NO.

Durante il mese di marzo siamo stati presenti la domenica mattina in Piazza Liberazione, il lunedì mattina al mercato e abbiamo realizzato volantinaggio davanti all’Ospedale Fornaroli e davanti alla Stazione ferroviaria.

Insieme al Comitato del “NO” abbiamo contribuito all’organizzazione di un importante momento di confronto che si è tenuto lunedì 9 marzo all’Ideal Magenta in Viale Piemonte, 10, per ribadire e approfondire le motivazioni del “NO”.

Le ragioni del NO sono state illustrate da tre autorevoli giuristi: Simonetta Scirpo Giudice del Tribunale di Milano, Avv. Roberta Valmachino di Avvocati per il NO, Edmondo Bruti Liberati già Procuratore della Repubblica di Milano e Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Una sala quella dell’Ideal gremita di tante persone e tanti giovani che hanno seguito attenti, partecipi e interessati gli interventi dei tre giuristi che con la loro analisi hanno aiutato a comprendere i punti critici della riforma e i motivi che stanno alla base della scelta di votare NO.

A margine dell’evento abbiamo intervistato Edmondo Bruti Liberati ex Procuratore della Repubblica a Milano. Con lui abbiamo analizzato alcuni punti critici della proposta di riforma. In questo video spiega perché votare NO:

Le più importanti motivazioni per il NO

Vediamole in dettaglio:

1. Com’è oggi: un solo Csm e una sola carriera

Attualmente esiste un unico Consiglio superiore della magistratura, organo di rilievo costituzionale che garantisce l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati.

È presieduto dal Presidente della Repubblica e ne fanno parte di diritto il primo presidente della Cassazione e il procuratore generale presso la Cassazione.

Gli altri componenti sono 30 consiglieri:

– 20 togati, scelti tra i magistrati e eletti dai magistrati stessi,

– 10 laici, eletti dal Parlamento in seduta comune tra professori universitari di materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio.

Sul piano delle funzioni, al Csm oggi spettano: assunzioni, trasferimenti, assegnazioni, promozioni e provvedimenti disciplinari.

Esiste tutela concreta dell’inamovibilità dei magistrati, che non possono essere spostati o rimossi se non per decisione del Consiglio, con le garanzie previste dall’ordinamento.

La Costituzione – com’è attualmente – considera magistrati togati e magistrati laici appartenenti a un unico ordine, distinguendoli “soltanto per diversità di funzioni”. Giudici e pubblici ministeri seguono quindi una carriera tendenzialmente unitaria, con possibilità (oggi molto limitate) di passare da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa, una sola volta entro 10 anni dalla nomina e devono cambiare distretto.

Questo comporta che ad esempio un PM se cambia funzione non potrà mai trovarsi a giudicare le cause di cui si era occupato o avrebbe potuto occuparsi come PM. (Legge Cartabia)

2. Che cosa cambia: due carriere e due Csm
La riforma modifica l’articolo 104 della Costituzione, precisando che la magistratura è composta da:
– magistrati della carriera giudicante (i giudici),
– magistrati della carriera requirente (i pm).
La novità principale è che fin dall’ingresso in magistratura occorrerà optare per una delle due carriere e la scelta sarà definitiva, senza più la mobilità tra funzioni.
Di conseguenza, l’attuale Csm viene “sdoppiato” in:
– un Csm della magistratura giudicante,
– un Csm della magistratura requirente.
Entrambi:
sono presieduti dal Presidente della Repubblica;
hanno come membro di diritto, rispettivamente, il primo presidente della Cassazione (per i giudici) e il procuratore generale della Cassazione (per i pm).
La composizione cambia radicalmente:
– i laici saranno sorteggiati da una lista di giuristi (professori e avvocati) predisposta dal Parlamento;
– i togati saranno estratti a sorte tra i magistrati che possiedono i requisiti stabiliti da una legge ordinaria.
Ogni Consiglio sarà formato per un terzo da laici e per due terzi da togati, resterà in carica quattro anni e i suoi membri non potranno essere nuovamente sorteggiati per il mandato successivo.
Le competenze dei due Csm restano quelle di governo della carriera dei magistrati: assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni, conferimenti di funzioni. Perdono invece la competenza disciplinare.

3. L’Alta Corte disciplinare
Il potere disciplinare viene trasferito a un organo nuovo, l’Alta Corte disciplinare, che eserciterà la giurisdizione sugli illeciti di tutti i magistrati.
La Corte sarà composta da 15 membri:
– 3 nominati dal Presidente della Repubblica;
– 3 sorteggiati da un elenco di giuristi definito dal Parlamento;
– 6 magistrati giudicanti con almeno vent’anni di anzianità e esperienza in Cassazione;
– 3 magistrati requirenti con gli stessi requisiti.
I togati saranno quindi numericamente prevalenti, ma il presidente dell’Alta Corte dovrà essere scelto tra i componenti laici, cioè tra quelli individuati dal Parlamento.

Il mandato dura quattro anni e non è rinnovabile.
Le decisioni dell’Alta Corte potranno essere impugnate solo davanti alla stessa Corte, che giudicherà in composizione diversa in grado d’appello.

Le sentenze non saranno ricorribili in Cassazione. Quindi i magistrati saranno gli unici “cittadini italiani” a non avere il terzo grado di giudizio.

Una legge ordinaria dovrà stabilire il catalogo degli illeciti disciplinari, il sistema delle sanzioni e la disciplina del procedimento.

Entrata in vigore e leggi attuative

La riforma prevede che, entro un anno dalla sua entrata in vigore (quindi dopo l’eventuale via libera referendario), il Parlamento approvi le leggi attuative necessarie a rendere operativi i due nuovi Csm, l’Alta Corte disciplinare e stabilisca le regole di dettaglio sulla separazione delle carriere e sul sorteggio. Fino a quel momento continueranno ad applicarsi le norme oggi in vigore su Csm, responsabilità disciplinare e ordinamento dei magistrati.

Alcune delle conseguenze e dei rischi della riforma

Chi sostiene il No ritiene che la riforma costituzionale, introducendo la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, possa incidere sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sull’autonomia della magistratura.

Come abbiamo visto sopra, la riforma prevede:

· l’introduzione formale di due carriere distinte per giudici e pubblici ministeri;

· la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura separati;

· l’istituzione di una Alta Corte disciplinare con competenza sui procedimenti disciplinari dei magistrati;

di conseguenza va a modificare diversi articoli della Costituzione, in particolare gli artt. 102, 104 e 105.

Secondo alcune analisi critiche, questa riorganizzazione comporterebbe una moltiplicazione degli organi costituzionali e delle funzioni amministrative, con un aggravio stimato di circa 115 milioni di euro di spesa pubblica e un aumento della complessità istituzionale.

Inoltre, il nuovo sistema disciplinare affidato all’Alta Corte (composta da 15 membri di cui 3 scelti dal PdR, 3 scelti a sorteggio su una lista predisposta dal Parlamento, 3 sorteggiati tra giudici e 3 sorteggiati tra PM che abbiano almeno 20 anni di esperienza e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità) potrebbe introdurre nuovi margini di influenza del potere politico sull’ordinamento giudiziario.

Oltretutto l’Alta Corte può essere presieduta solo da un presidente membro laico (quelli nominati dal PdR e dal Parlamento) andando ad aumentare inevitabilmente il rischio di influenza politica se consideriamo che l’azione disciplinare può essere promossa anche dallo stesso Ministro della Giustizia.

Il problema non è strutturale ma organizzativo
Secondo una ampia parte della magistratura, le criticità della giustizia italiana (correnti, lentezza dei processi, inefficienze organizzative) non dipendono dall’assetto costituzionale, ma da problemi gestionali e organizzativi del sistema giudiziario.

Alcuni dati citati nel dibattito mostrano che:

· 12000 precari nel settore giustizia e mancanza di personale;

· circa il 77% dei magistrati non appartiene ad alcuna corrente;

· dopo la riforma Cartabia (art. 12, legge 71/2022) solo lo 0,3% dei magistrati ha cambiato funzione tra giudice e pubblico ministero (circa 30 su 9.000).

Questo elemento viene spesso richiamato per sostenere che la presunta “commistione” tra le due funzioni è ormai residuale nella prassi.

Inoltre, secondo molti costituzionalisti, l’attuale sistema garantisce comunque una effettiva autonomia del giudice rispetto all’accusa. Le statistiche sugli esiti dei procedimenti indicano infatti che una quota significativa dei processi non conferma le richieste del pubblico ministero: circa il 40% dei procedimenti si conclude con assoluzioni o esiti difformi dalle imputazioni iniziali richieste dal PM.

Per questo motivo, l’argomento secondo cui la separazione delle carriere sarebbe necessaria per garantire la terzietà del giudice non trova pieno riscontro nella prassi giudiziaria.

Inoltre, la separazione delle carriere comporterebbe anche percorsi formativi e professionali distinti, riducendo la tradizionale formazione comune tra giudici e pubblici ministeri che oggi contribuisce alla condivisione di una cultura giuridica orientata alla ricerca della legalità e non alla sola logica dell’accusa.

Criticità del sistema di sorteggio negli organi di autogoverno

La riforma introduce inoltre il sorteggio come criterio di selezione per una parte dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura).

Secondo alcune osservazioni critiche, il sorteggio (se applicato a incarichi istituzionali di natura permanente e di elevata responsabilità) potrebbe ridurre il livello di rappresentanza e di legittimazione democratica degli organi di governo della magistratura.

Diversamente dai casi in cui il sorteggio è già previsto nell’ordinamento (ad esempio per incarichi temporanei o per funzioni limitate a singoli procedimenti), qui esso verrebbe applicato a organi con funzioni continuative e di grande rilevanza istituzionale.

Conclusione
La questione posta dal referendum non riguarda soltanto aspetti tecnici dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di una riforma che interviene direttamente sul modello costituzionale di magistratura delineato dall’articolo 104 della Costituzione, secondo cui la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Secondo i sostenitori del NO, le modifiche proposte non garantiscono automaticamente una maggiore efficienza del sistema giudiziario e potrebbero, nel lungo periodo, alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato e incidere sull’autonomia del potere giudiziario, uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto.

Clicca qui: slide esplicative a cura del Partito Democratico.

Ci fa piacere condividere con voi il video realizzato dal blog “Il Naviglio” che spiega in modo semplice e chiaro cosa cambierà se dovesse passare questa riforma. Lo trovate a questo link:

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