Speciale Referendum Giustizia

I prossimi 22 e 23 marzo si decide se i giudici restano davvero liberi di controllare chi governa o se l’equilibrio tra i poteri dello Stato verrà indebolito. È una scelta che tocca il lavoro, le libertà civili, le garanzie costituzionali.

Il referendum costituzionale non prevede quorum: vincerà chi riuscirà a portare più persone a votare.

Per questo abbiamo aderito al Comitato per il NO di Magenta e con altre forze politiche, delle associazioni e della società civile abbiamo costruito una campagna informativa ampia, partecipata e diffusa per far vincere il NO.

Durante il mese di marzo siamo stati presenti la domenica mattina in Piazza Liberazione, il lunedì mattina al mercato e abbiamo realizzato volantinaggio davanti all’Ospedale Fornaroli e davanti alla Stazione ferroviaria.

Insieme al Comitato del “NO” abbiamo contribuito all’organizzazione di un importante momento di confronto che si è tenuto lunedì 9 marzo all’Ideal Magenta in Viale Piemonte, 10, per ribadire e approfondire le motivazioni del “NO”.

Le ragioni del NO sono state illustrate da tre autorevoli giuristi: Simonetta Scirpo Giudice del Tribunale di Milano, Avv. Roberta Valmachino di Avvocati per il NO, Edmondo Bruti Liberati già Procuratore della Repubblica di Milano e Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Una sala quella dell’Ideal gremita di tante persone e tanti giovani che hanno seguito attenti, partecipi e interessati gli interventi dei tre giuristi che con la loro analisi hanno aiutato a comprendere i punti critici della riforma e i motivi che stanno alla base della scelta di votare NO.

A margine dell’evento abbiamo intervistato Edmondo Bruti Liberati ex Procuratore della Repubblica a Milano. Con lui abbiamo analizzato alcuni punti critici della proposta di riforma. In questo video spiega perché votare NO:

Le più importanti motivazioni per il NO

Vediamole in dettaglio:

1. Com’è oggi: un solo Csm e una sola carriera

Attualmente esiste un unico Consiglio superiore della magistratura, organo di rilievo costituzionale che garantisce l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati.

È presieduto dal Presidente della Repubblica e ne fanno parte di diritto il primo presidente della Cassazione e il procuratore generale presso la Cassazione.

Gli altri componenti sono 30 consiglieri:

– 20 togati, scelti tra i magistrati e eletti dai magistrati stessi,

– 10 laici, eletti dal Parlamento in seduta comune tra professori universitari di materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio.

Sul piano delle funzioni, al Csm oggi spettano: assunzioni, trasferimenti, assegnazioni, promozioni e provvedimenti disciplinari.

Esiste tutela concreta dell’inamovibilità dei magistrati, che non possono essere spostati o rimossi se non per decisione del Consiglio, con le garanzie previste dall’ordinamento.

La Costituzione – com’è attualmente – considera magistrati togati e magistrati laici appartenenti a un unico ordine, distinguendoli “soltanto per diversità di funzioni”. Giudici e pubblici ministeri seguono quindi una carriera tendenzialmente unitaria, con possibilità (oggi molto limitate) di passare da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa, una sola volta entro 10 anni dalla nomina e devono cambiare distretto.

Questo comporta che ad esempio un PM se cambia funzione non potrà mai trovarsi a giudicare le cause di cui si era occupato o avrebbe potuto occuparsi come PM. (Legge Cartabia)

2. Che cosa cambia: due carriere e due Csm
La riforma modifica l’articolo 104 della Costituzione, precisando che la magistratura è composta da:
– magistrati della carriera giudicante (i giudici),
– magistrati della carriera requirente (i pm).
La novità principale è che fin dall’ingresso in magistratura occorrerà optare per una delle due carriere e la scelta sarà definitiva, senza più la mobilità tra funzioni.
Di conseguenza, l’attuale Csm viene “sdoppiato” in:
– un Csm della magistratura giudicante,
– un Csm della magistratura requirente.
Entrambi:
sono presieduti dal Presidente della Repubblica;
hanno come membro di diritto, rispettivamente, il primo presidente della Cassazione (per i giudici) e il procuratore generale della Cassazione (per i pm).
La composizione cambia radicalmente:
– i laici saranno sorteggiati da una lista di giuristi (professori e avvocati) predisposta dal Parlamento;
– i togati saranno estratti a sorte tra i magistrati che possiedono i requisiti stabiliti da una legge ordinaria.
Ogni Consiglio sarà formato per un terzo da laici e per due terzi da togati, resterà in carica quattro anni e i suoi membri non potranno essere nuovamente sorteggiati per il mandato successivo.
Le competenze dei due Csm restano quelle di governo della carriera dei magistrati: assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni, conferimenti di funzioni. Perdono invece la competenza disciplinare.

3. L’Alta Corte disciplinare
Il potere disciplinare viene trasferito a un organo nuovo, l’Alta Corte disciplinare, che eserciterà la giurisdizione sugli illeciti di tutti i magistrati.
La Corte sarà composta da 15 membri:
– 3 nominati dal Presidente della Repubblica;
– 3 sorteggiati da un elenco di giuristi definito dal Parlamento;
– 6 magistrati giudicanti con almeno vent’anni di anzianità e esperienza in Cassazione;
– 3 magistrati requirenti con gli stessi requisiti.
I togati saranno quindi numericamente prevalenti, ma il presidente dell’Alta Corte dovrà essere scelto tra i componenti laici, cioè tra quelli individuati dal Parlamento.

Il mandato dura quattro anni e non è rinnovabile.
Le decisioni dell’Alta Corte potranno essere impugnate solo davanti alla stessa Corte, che giudicherà in composizione diversa in grado d’appello.

Le sentenze non saranno ricorribili in Cassazione. Quindi i magistrati saranno gli unici “cittadini italiani” a non avere il terzo grado di giudizio.

Una legge ordinaria dovrà stabilire il catalogo degli illeciti disciplinari, il sistema delle sanzioni e la disciplina del procedimento.

Entrata in vigore e leggi attuative

La riforma prevede che, entro un anno dalla sua entrata in vigore (quindi dopo l’eventuale via libera referendario), il Parlamento approvi le leggi attuative necessarie a rendere operativi i due nuovi Csm, l’Alta Corte disciplinare e stabilisca le regole di dettaglio sulla separazione delle carriere e sul sorteggio. Fino a quel momento continueranno ad applicarsi le norme oggi in vigore su Csm, responsabilità disciplinare e ordinamento dei magistrati.

Alcune delle conseguenze e dei rischi della riforma

Chi sostiene il No ritiene che la riforma costituzionale, introducendo la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, possa incidere sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sull’autonomia della magistratura.

Come abbiamo visto sopra, la riforma prevede:

· l’introduzione formale di due carriere distinte per giudici e pubblici ministeri;

· la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura separati;

· l’istituzione di una Alta Corte disciplinare con competenza sui procedimenti disciplinari dei magistrati;

di conseguenza va a modificare diversi articoli della Costituzione, in particolare gli artt. 102, 104 e 105.

Secondo alcune analisi critiche, questa riorganizzazione comporterebbe una moltiplicazione degli organi costituzionali e delle funzioni amministrative, con un aggravio stimato di circa 115 milioni di euro di spesa pubblica e un aumento della complessità istituzionale.

Inoltre, il nuovo sistema disciplinare affidato all’Alta Corte (composta da 15 membri di cui 3 scelti dal PdR, 3 scelti a sorteggio su una lista predisposta dal Parlamento, 3 sorteggiati tra giudici e 3 sorteggiati tra PM che abbiano almeno 20 anni di esperienza e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità) potrebbe introdurre nuovi margini di influenza del potere politico sull’ordinamento giudiziario.

Oltretutto l’Alta Corte può essere presieduta solo da un presidente membro laico (quelli nominati dal PdR e dal Parlamento) andando ad aumentare inevitabilmente il rischio di influenza politica se consideriamo che l’azione disciplinare può essere promossa anche dallo stesso Ministro della Giustizia.

Il problema non è strutturale ma organizzativo
Secondo una ampia parte della magistratura, le criticità della giustizia italiana (correnti, lentezza dei processi, inefficienze organizzative) non dipendono dall’assetto costituzionale, ma da problemi gestionali e organizzativi del sistema giudiziario.

Alcuni dati citati nel dibattito mostrano che:

· 12000 precari nel settore giustizia e mancanza di personale;

· circa il 77% dei magistrati non appartiene ad alcuna corrente;

· dopo la riforma Cartabia (art. 12, legge 71/2022) solo lo 0,3% dei magistrati ha cambiato funzione tra giudice e pubblico ministero (circa 30 su 9.000).

Questo elemento viene spesso richiamato per sostenere che la presunta “commistione” tra le due funzioni è ormai residuale nella prassi.

Inoltre, secondo molti costituzionalisti, l’attuale sistema garantisce comunque una effettiva autonomia del giudice rispetto all’accusa. Le statistiche sugli esiti dei procedimenti indicano infatti che una quota significativa dei processi non conferma le richieste del pubblico ministero: circa il 40% dei procedimenti si conclude con assoluzioni o esiti difformi dalle imputazioni iniziali richieste dal PM.

Per questo motivo, l’argomento secondo cui la separazione delle carriere sarebbe necessaria per garantire la terzietà del giudice non trova pieno riscontro nella prassi giudiziaria.

Inoltre, la separazione delle carriere comporterebbe anche percorsi formativi e professionali distinti, riducendo la tradizionale formazione comune tra giudici e pubblici ministeri che oggi contribuisce alla condivisione di una cultura giuridica orientata alla ricerca della legalità e non alla sola logica dell’accusa.

Criticità del sistema di sorteggio negli organi di autogoverno

La riforma introduce inoltre il sorteggio come criterio di selezione per una parte dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura).

Secondo alcune osservazioni critiche, il sorteggio (se applicato a incarichi istituzionali di natura permanente e di elevata responsabilità) potrebbe ridurre il livello di rappresentanza e di legittimazione democratica degli organi di governo della magistratura.

Diversamente dai casi in cui il sorteggio è già previsto nell’ordinamento (ad esempio per incarichi temporanei o per funzioni limitate a singoli procedimenti), qui esso verrebbe applicato a organi con funzioni continuative e di grande rilevanza istituzionale.

Conclusione
La questione posta dal referendum non riguarda soltanto aspetti tecnici dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di una riforma che interviene direttamente sul modello costituzionale di magistratura delineato dall’articolo 104 della Costituzione, secondo cui la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Secondo i sostenitori del NO, le modifiche proposte non garantiscono automaticamente una maggiore efficienza del sistema giudiziario e potrebbero, nel lungo periodo, alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato e incidere sull’autonomia del potere giudiziario, uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto.

Clicca qui: slide esplicative a cura del Partito Democratico.

Ci fa piacere condividere con voi il video realizzato dal blog “Il Naviglio” che spiega in modo semplice e chiaro cosa cambierà se dovesse passare questa riforma. Lo trovate a questo link:

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Iniziativa del 9 marzo del Comitato per il “NO”

Lunedì 9 marzo alle ore 21 presso Ideal Magenta, in Viale Piemonte, 10.

Come PD Magenta insieme al Comitato del NO del Magentino abbiamo contribuito all’organizzazione di questo importante momento di confronto che si terrà lunedì 9 marzo alle ore 21:00 all’Ideal Magenta in Viale Piemonte, 10, per ribadire e approfondire le motivazioni del “NO” al referendum costituzionale del prossimo 22 e 23 marzo.

Le ragioni del NO saranno illustrate da tre autorevoli giuristi, tra cui Edmondo Bruti Liberati, già Procuratore della Repubblica di Milano e Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Vi aspettiamo lunedì 9 marzo, non mancate!

Lavoriamo tutti per far vincere il NO e difendere la Costituzione della nostra Repubblica.

Per approfondire i contenuti del Referendum costituzionale sulla giustizia:

https://partitodemocratico.it/referendum-costituzionale-giustizia-tempi-quesiti

Per approfondire e seguire l’impegno del comitato sul Comune di Magenta

https://www.ilnaviglio.org/category/noalreferendum

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Festa de l’Unità est Ticino a Magenta 28-29 giugno 2025

sabato prossimo, 28 giugno, e domenica 29 giugno – dopo il weekend ad Abbiategrasso – si svolgerà a Magenta presso l’Ideal Magenta, Viale Piemonte 10 la Festa de l’Unità Est Ticino, un momento prezioso che torna dopo alcuni anni di attesa.

Una festa per tutta la nostra comunità con un programma ricco di politica, musica e buon cibo!

Questi gli appuntamenti:

Sabato 28 Giugno

ore 17:30 – “Intitolazione del Circolo PD Magenta ad Armanda Dall’Ara”

«Dovete lavorare con impegno, e anche con gioia»: queste le parole di Armanda che per noi sono una importante lezione e un modello al quale fare riferimento; parole che ci spronano a continuare con passione nella nostra attività.

Armanda Dall’Ara, in politica dal 1948, è stata la prima donna Presidente del Consiglio Comunale di Magenta e in tanti anni di attivismo ha rappresentato un riferimento e un esempio per tutte e tutti, lasciando un vuoto profondo quando, lo scorso anno, è venuta a mancare.

Il PD di Magenta, al quale era iscritta e legata da anni di militanza, ha deciso di intitolarle il Circolo per continuare un impegno sociale e politico che ha solide radici nella sua storia di donna, militante e rappresentante delle istituzioni democratiche cittadine.

Dopo la cerimonia di intitolazione, seguirà un aperitivo per l’inaugurazione della Festa de l’Unità Est Ticino a Magenta.

ore 21 – “Serata Fabrizio De Andrè”

Una serata di musica sulle note di uno dei più grandi cantautori italiani di sempre: Fabrizio De André.

Vi aspettiamo all’Ideal Magenta con Renato Franchi & His Band!

Cucina aperta dalle ore 19!

Domenica 29 Giugno

ore 10 – “Un altro Est Ticino è possibile: sfide e proposte per il futuro del nostro territorio”

Incontriamo gli amministratori locali del Partito Democratico della nostra zona per discutere di politica e del  ruolo cruciale che svolgono nella gestione delle comunità locali.

Specialmente oggi  è fondamentale,  per affrontare le sfide complesse che le amministrazioni locali si trovano a gestire, la collaborazione e lo scambio di informazioni tra enti diversi, per migliorare l’efficacia e l’efficienza dei servizi offerti.

ore 12:30 – “Pranzo emiliano”  

solo su prenotazione entro giovedì 26 giugno (vedi locandina per costo e menù)

ore 18 – “Bella ciao Meloni” 

Aperitivo e dibattito tra Resistenza, memoria e attualità con Federico Fornaro, Deputato del Partito Democratico.

Citiamo le parole del deputato che ha replicato a Meloni richiamando «i padri di Ventotene»: «Non è accettabile fare la caricatura degli uomini protagonisti del Manifesto di Ventotene, lei presidente Meloni siede in questo Parlamento anche grazie a loro, questo è un luogo sacro della democrazia e noi siamo qui grazie a quei visionari di Ventotene che erano confinati politici. Si inginocchi la presidente del Consiglio di fronte a questi uomini e queste donne, non insulti la loro memoria».

Invitiamo tutti ad essere con noi per questa Festa!

Vi aspettiamo!

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Consiglio comunale 17 Aprile

Il prossimo Consiglio Comunale è fissato per il 17 aprile.

I nostri Consiglieri porteranno avanti le seguenti interrogazioni e mozioni per sollecitare la maggioranza, in primis all’ascolto, e, cosa più importante, a dare risposte concrete alla città, non solo a una parte di città.

Lo slogan elettorale “Il Sindaco di tutti” in realtà non si vede concretamente applicato nonostante i molteplici contributi costruttivi dati in questi due anni di mandato.

1)      Interrogazione su manutenzione strade, marciapiedi e abbattimento barriere architettoniche comunali;

2)      Interrogazione per sospensione unilaterale dei servizi a domanda individuale;

3)      Interrogazione persistente mancanza di illuminazione pubblica sul territorio comunale.

Si chiederà al Sindaco di rispondere in merito alla petizione presentata per trovare uno spazio per favorire il ritorno del medico di base a Pontevecchio.

Inoltre si chiederà quali azioni sono state avviate in seguito al deposito presso gli uffici comunali in data 14 marzo 2025 delle 347 firme raccolte. I cittadini meritano risposte.

Ricordiamo che è possibile presenziare alle sedute del Consiglio comunale, che sono aperte al pubblico, oppure potrete seguire o rivedere gli interventi collegandovi al link  https://magenta.consiglicloud.it/

Incontro sulla sicurezza 15 Marzo 2023 con Marco Invernizzi

Incontri sulla sicurezza

Appuntamento al 15 marzo 2025 mattino

 con Marco Invernizzi  

Vi abbiamo anticipato nelle precedenti newsletter che ci siamo impegnati a sostenere una trilogia di incontri in tema sicurezza presentati dall’Impresa Sociale “Milano PerCorsi” in collaborazione con le associazioni “Libera contro le mafie”, “UrbanaMente”, “Centro Studi politico sociali J.F.e R.F.Kennedy“ e la Libreria “Il Segnalibro”.

Noi del Partito Democratico guardiamo con attenzione al tema della legalità e della sicurezza e abbiamo deciso di non voltarci dall’altra parte.

Qui di seguito per completezza trovate una sintesi degli incontri già realizzati.

Durante il primo incontro di venerdì 31 gennaio  “Mafia, politica e clientelismo: il veleno che soffoca la democrazia” si è tenuto un dibattito di grande valore su un tema che troppo spesso viene ignorato o sottovalutato: il rapporto tra mafia e politica nel nostro territorio. A guidare la discussione c’erano Ersilio Mattioni, giornalista da sempre in prima linea nell’indagare le infiltrazioni mafiose nella Lombardia occidentale, e Marco Invernizzi, ex sindaco di Magenta, in veste di moderatore.

Viviamo in un territorio dove la mafia non è solo un fenomeno lontano, ma una realtà che si infiltra nelle istituzioni, nell’economia e nella politica.

Non servono condanne per certificare la morte della democrazia: bastano i comportamenti clientelari, gli amici degli amici, il consenso costruito sulle relazioni opache.

Il secondo incontro di sabato 15 febbraio “Giovani e Società” si è tenuto al Centro Kennedy.

Abbiamo assistito a un dibattito intenso e necessario sul disagio giovanile, moderato da Marco Invernizzi e con la partecipazione di Flavio Barattieri, educatore ed esperto del mondo giovanile.

Partendo dal suo libro “Dialoghi con Lito”, abbiamo affrontato temi cruciali: il malessere che può celarsi anche dietro il successo scolastico, l’influenza della ‘ndrangheta sui giovani e il richiamo pericoloso del consumismo senza valori.

La lettura di alcuni brani del libro da parte di tre ragazzi hanno dato voce a storie di fragilità e ricerca di identità.

Ricordiamoci che non basta indignarsi contro lo spaccio, serve coerenza nei gesti quotidiani: la legalità è una scelta di tutti i giorni.

Il terzo e ultimo degli incontri programmati si terrà Sabato 15 marzo mattino  e si parlerà di “CULTURA E PREVENZIONE”. 

Con la guida di Marco Invernizzi, ex Sindaco, curatore del cineforum a Magenta fin dagli anni ’80, socio fondatore e membro del comitato direttivo di UrbanaMente, studioso dei linguaggi in particolare quello cinematografico, anche nei loro risvolti filosofici, psicologici e sociologici, si approfondirà il significato del termine sicurezza. Cosa si intende per sicurezza?  E soprattutto: è possibile fare prevenzione per eliminare le cause che la minacciano? Quale è e quale deve essere il ruolo dell’educazione e della cultura nella prevenzione dei fenomeni che creano allarme sociale?

Tutte domande alle quali si cercherà di rispondere in questo incontro.

Segnatevi questa data. A breve vi daremo tutti i dettagli.

Non ci fermiamo qui, prossimamente approfondiremo altri temi su argomenti riguardo i quali il Partito Democratico è particolarmente sensibile.

Continuate a seguirci.

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Petizione medico di base a Pontevecchio 2 Marzo 2025

Abbiamo presentato ormai qualche mese fa un’interrogazione consiliare per chiedere al Sindaco un impegno concreto, mettendo a disposizione locali pubblici a prezzi calmierati, in modo da favorire il ritorno di medici di base anche nelle nostre frazioni.

Ad oggi non ci sono stati sviluppi in questo senso perciò Domenica 2 marzo dalle ore 9:00 alle ore 12:00 a di fronte alla Chiesa Parrocchiale di Pontevecchio saremo a fianco dei cittadini con una raccolta firme a sostegno della soluzione da noi prospettata.

Firme che serviranno a presentare una petizione al Sindaco affinché, si attivi al più presto, analogamente a quanto fatto dalle amministrazioni di alcuni Comuni limitrofi per:

–          mettere a disposizione a Pontevecchio spazi idonei a canone di locazione  calmierato per ambulatori da destinare ai medici di medicina generale. Spesso, infatti, i medici sono disincentivati ad assumere l’incarico perché gravati da costi delle locazioni troppo alti;

–          Incentivare la medicina di base associata in spazi pubblici per i vantaggi che questa può rappresentare per la popolazione, sia in termini di ampliamento di accesso dei pazienti, sia per la possibilità di attivare una serie di servizi accessori, anche di tipo domiciliare, che potrebbero essere sostenuti da finanziamenti regionali.

Da qualche mese la frazione di Pontevecchio non ha più un medico di medicina generale sul territorio. Anche se la continuità assistenziale è stata garantita da ASST prima con un sostituto, e poi con un medico titolare, l’impossibilità di avere il servizio  “in loco” crea enormi disagi, soprattutto per la popolazione anziana, e in generale per tutti i cittadini che non possono spostarsi in autonomia verso ambulatori o che non sono in grado di utilizzare le tecnologie digitali per ottenere le prescrizioni mediche.

Certo, è vero che assicurare i servizi sanitari di base è compito di ASST, è però altrettanto chiaro che è compito del Sindaco intervenire perché tali servizi di base siano garantiti in condizione di maggiore prossimità possibile ai cittadini a tutela specialmente dei più svantaggiati.

Incontro con Ersilio Mattioni 31 Gennaio 2025

Incontro con Ersilio Mattioni

“La corruzione elettorale politico-mafiosa in Lombardia”

Quando si parla di sicurezza si pensa, in genere, ai pericoli che derivano dalle organizzazioni mafiose e da altre grandi organizzazioni criminali e noi comuni cittadini spesso ci sentiamo lontani da una simile realtà.

Quali sono le avvisaglie che possiamo cogliere per prevenire, comprendere e contrastare quello che succede intorno a noi?

Come intercettare i segnali? La mafia utilizza la cultura della scorciatoia, dell’illegalità e della corruzione.

Ne parleremo venerdì 31 gennaio con Ersilio MATTIONI, giornalista professionista e docente alla Società Dante Alighieri di Praga che presenterà il libro del suo esordio come scrittore  “La corruzione elettorale politico-mafiosa in Lombardia che ricostruisce l’inchiesta “Grillo Parlante” attraverso i documenti, le interviste, le testimonianze e la ricerca sul campo.

La serata sarà Coordinata da Marco Invernizzi e ci sarà spazio per il dibattito.

Noi del Partito Democratico guardiamo con attenzione al tema della legalità e della sicurezza e abbiamo deciso di non voltarci dall’altra parte e di sostenere questa iniziativa presentata dall’Impresa Sociale “Milano PerCorsi” che ha già in calendario altre due iniziative dedicate al mondo giovanile e alla prevenzione di tali fenomeni.

Partecipate numerosi ed estendete l’invito alle vostre conoscenze.

Vi aspettiamo il 31 gennaio alle ore 21 in sala rossa 2° piano IdealMagenta Viale Piemonte 10.

Raccolta firme contro l’autonomia differenziata

Abbiamo superato ampiamente le 500.000 firme, ma non abbiamo intenzione di fermarci!
Anche domani dalle ore 9 alle 12.30 saremo in Piazza Liberazione, insieme agli amici e compagni di Alleanza Verdi e Sinistra Italiana e Italia Viva, per sostenere la campagna contro la legge sull’autonomia differenziata introdotta dal governo.
Una battaglia comune, contro un sistema iniquo che invece che rafforzare l’unità nazionale, rischia di frammentare il nostro paese, alimentando le divisioni interne ed ostacolando la cooperazione tra Regioni.

Buon 4 Giugno, Festa della Battaglia di Magenta!

Ma oltre all’anniversario risorgimentale, c’è un’altra battaglia da ricordare: quella che le famiglie magentine sono costrette a fare 365 giorni all’anno grazie agli aumenti delle tariffe per i servizi scolastici e individuali voluti dall’Amministrazione Comunale.

Infatti, mentre il Sindaco Del Gobbo utilizza decine di migliaia di euro ogni anno per celebrare la battaglia, le famiglie magentine sono costrette ad affrontare tutte insieme delle nuove spese. Insomma, una vera e propria battaglia per arrivare a fine mese.

Secondo le stime, le celebrazioni per la battaglia andranno a costare quasi mezzo milione di euro in cinque anni, con una media di circa 80/90 mila euro all’anno. In un momento già difficile per le famiglie a causa del costo della vita, crediamo sia giusto riflettere su quale sia l’investimento (e il ritorno economico-sociale) delle celebrazioni per la Battaglia.

Perché noi del PD Magenta non siamo contrari allo svolgimento delle rievocazioni, ma crediamo che sia necessario giungere ad un rinnovamento serio e pianificato che permetta di attrarre e coinvolgere ancora più persone. Tradizione e innovazione non sono in antitesi, anzi!

Per realizzare tutto questo, è necessario ripensare e rivedere concetti e modi di fare che ormai appartengono al passato. Un passato di cui il nostro Sindaco sembra non riuscire proprio a liberarsi.
Siamo nel 2024, non nel 2004. Magenta ha bisogno di guardare al futuro e allo stesso tempo rispondere a i bisogno delle famiglie.

L’8-9 giugno, vai a votare e vota PD, il partito che combatte le battaglie a fianco delle famiglie.

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