Leggi a che punto siamo nell’articolo dedicato.
…: Firma per dire no al Data Center nell’area Ex NovacetaPer firmare, clicca sull’immagine o inquadra il QR code con lo smartphone

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Tutto comincia con l’adozione da parte della Giunta Comunale della Delibera n. 57 del 10 aprile 2026 del Piano attuativo dell’area ex Novaceta.
Subito dopo una bella conferenza stampa e i nostri amministratori (e nemmeno tutti, assenti ViceSindaco e Assessore al Bilancio) si fanno immortalare con un maxi assegno di cartone da 13 milioni di euro, la cifra che il Comune incasserà per il pieno sfruttamento dell’area (si scoprirà poi che l’incasso sarebbe diviso in tranche e molto dilazionato nel tempo).
Non una parola sui costi per la collettività (sanitari, ambientali, paesaggistici, di sicurezza) e sulle conseguenze di quella scelta.
Quasi a dire: “Sono arrivati dei filantropi in città”.
Come se quei soldi non avessero un prezzo.
Dopo l’exploit in conferenza stampa (peraltro prematuro visto che la situazione del progetto è tutt’altro che definita) come Partito Democratico – nonostante la nostra contrarietà a quest’opera – si è intensificato il nostro impegno di contestazione dell’opera con argomentazioni e utilizzando tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione e abbiamo presentato nei termini previsti dal procedimento, cioè entro il 15 maggio, diverse osservazioni.
Visto infatti che un primo passaggio formale della Giunta Comunale con l’adozione del progetto c’era già stato, abbiamo scelto di non limitarci a un giudizio politico generale, ma di entrare nel merito, presentando un documento puntuale di osservazioni, tra le quali una in particolare riguarda il rilievo di un vizio formale della pubblicazione della documentazione nell’Albo Pretorio. Questo ha comportato l’impossibilità da parte del cittadino di prendere completa visione della relativa documentazione come prescritto dalla legge.
Per chi vuole approfondire e leggerle con calma, il documento completo è disponibile online sul nostro sito.
Osservazioni presentate in Comune entro il 15 maggio 2026
La slide allegata qua sotto riassume in modo dettagliato le osservazioni che abbiamo presentato come Partito Democratico nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativa al progetto del Data Center di Magenta.

Fino al 9 giugno 2026 ogni cittadino aveva tempo per presentare le proprie osservazioni attraverso il portale del Ministero. Per aiutare tutti coloro che volevano presentare un’osservazione abbiamo preparato una guida pratica che spiega come fare e un nostro iscritto si è messo a disposizione in diversi momenti per dare un supporto nella compilazione.
In assenza di una vera assemblea pubblica promossa dall’Amministrazione comunale e di un percorso trasparente di informazione e confronto con la cittadinanza, abbiamo deciso di iniziare noi a raccontare alla città cosa sta accadendo.
Pertanto lunedì 8 giugno alle ore 21 (Sala Consiliare Via Fornaroli n. 30 Magenta) abbiamo promosso, insieme a AVS Magenta, PSI Magenta, M5stelle Magenta e Rifondazione Comunista, un’ assemblea pubblica di informazione e confronto sul progetto del nuovo Data Center previsto nell’area Ex-Novaceta.
Una serata con una partecipazione straordinaria; non si era mai vista la sala consiliare così piena nonostante il caldo e tanti cittadini non sono riusciti ad entrare. Non ci aspettavamo una partecipazione così grande. Eravamo oltre 300 persone: la sala era completamente piena, molti erano seduti per terra e tante altre persone hanno seguito l’incontro dall’esterno, ascoltando dalle finestre.
Ringraziamo tutti per avere scelto di esserci.
Quella del data center proposto per l’area ex Novaceta a Magenta è al centro di un acceso dibattito pubblico.
Enti tecnico-scientifici, tra cui l’Istituto Superiore di Sanità, ha inviato alla Commissione del Ministero che si occupa della VIA una lunga nota di ben 26 pagine che solleva obiezioni e fortissime criticità e chiede una lunga serie di integrazioni documentali stringenti per tutelare salute e ambiente.
Le principali criticità:
– I 141 generatori NON sono classificabili come “emergenza” secondo la normativa lombarda (DGR IX/3934) perché superano le 500 ore/anno di funzionamento (ne fanno 2.100+). Quindi vanno trattati come generatori principali, con tutti gli obblighi emissivi e di monitoraggio (SAE) che ne derivano — un downgrade normativo pesante per il progetto.
– Qualità dell’aria già critica: 47 superamenti PM10 contro i 35 consentiti — prima ancora del data center.
– Mappe di ricaduta inutilizzabili: l’ISS dice che le mappe presentate da Namira sono “poco informative”, senza scala, non permettono di capire chi viene colpito né nei comuni limitrofi.
– Valutazione tossicologica con buchi enormi: manca il rischio acuto, manca PM2.5, manca il rischio cancerogeno, i calcoli HQ/HI sono incompleti e usano medie annue inadatte al caso.
– Nessuna valutazione ecotossicologica — il proponente “non ha fornito nessuna informazione”.
– Acqua: 16 integrazioni richieste (a-p), tra cui un quadro idrogeologico completo sulla contaminazione storica (TCE, PCE, 1,2,3-tricloropropano) e dimostrazione che gli scavi non mobilizzano il plume contaminante.
– Rumore notturno e scuola vicina: l’ISS chiede monitoraggio acustico specifico per la scuola, durante le lezioni — effetti su apprendimento e benessere dei bambini.
– Impatti cumulativi con altri data center (Noovle Santo Stefano Ticino, DC MIL-01) giudicati “non adeguatamente verificabili”.
Ma la considerazione è solo una: finché la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) non sarà conclusa — e visti i rilievi dell’ISS e tutte le osservazioni presentate dai cittadini – ci vorranno mesi di faticose integrazioni tecniche e nel frattempo la convenzione non può essere firmata. Tutto è bloccato.
Domenica 14 giugno: davanti ai cancelli dell’ex area Novaceta si sono ritrovate oltre 200 persone preoccupate per il futuro e per protestare contro la realizzazione del campus MXP data center di Magenta.
Non un semplice presidio, ma un momento di autentica democrazia dal basso, dove i cittadini hanno condiviso legittime preoccupazioni per l’impatto ambientale, acustico e paesaggistico di colossi di cemento alti quasi 30 metri, e hanno deciso che era il momento di fare la differenza.
Sono tante le Preoccupazioni dei Cittadini: I timori principali riguardano l’impatto ambientale, sanitario, acustico e il consumo di risorse. Molti contestano le dimensioni dell’opera e il suo inserimento in un’area storica.
Durante l’incontro, diversi cittadini hanno preso la parola per trasformare le domande in una strategia d’azione concreta. È nata così una petizione ufficiale, una raccolta firme che mette al centro due richieste chiarissime e fondamentali per il futuro democratico della città:
1. La convocazione immediata dell’assemblea pubblica da parte del Sindaco, affinché la trasparenza e il confronto con la cittadinanza siano messi al primo posto.
2. L’astensione del Sindaco dal firmare qualsiasi convenzione con la proprietà del Data Center prima che la città sia stata adeguatamente informata e ascoltata.
Individuata una nuova data di protesta e per proseguire la raccolta firme della petizione: il 21 giugno mattina in Piazza Liberazione.
La mobilitazione spontanea non si ferma e la risposta della città all’appuntamento di domenica 21 giugno alle ore 10:00 in Piazza Liberazione a Magenta è stata fortissima.
Durante la mattinata è continuata a grande richiesta dei cittadini la raccolta firme per la petizione e si è dato ufficialmente il via alla costituzione del Comitato di Cittadini.
In poche ore si sono raggiunte quasi 1000 firme!
La forte mobilitazione dei cittadini a Magenta, che ha visto centinaia di persone riunite per la raccolta firme in Piazza Liberazione e davanti all’area ex Novaceta, manda un messaggio chiaro al sindaco Luca Del Gobbo. La comunità chiede a gran voce maggiore trasparenza e un confronto pubblico sull’impatto urbanistico, ambientale e paesaggistico del progetto.
Le decisioni che cambiano il volto di un territorio non possono passare sopra la testa di chi quel territorio lo vive ogni giorno. Il futuro di Magenta si scrive insieme.
Firma la petizione online. Clicca sull’immagine qui sotto o inquadra il QR code con lo smartphone.
