In questi mesi abbiamo chiesto più trasparenza e oggi vediamo che avevamo ragione.
Il PD di Magenta è nettamente contrario a questo progetto, come più volte espresso, tuttavia la nostra contrarietà non ci ha vietato di impegnarci per contribuire ad informare i cittadini visto che l’amministrazione non aveva fatto altro che sventagliare un finto assegno facendo passare tra le righe che non si poteva fare più niente, che era ormai tutto definito.
Così non era.
Ne abbiamo lungamente dibattuto e illustrato le criticità dopo aver analizzato con impegno la documentazione di Namira per la Valutazione di Impatto Ambientale. Abbiamo predisposto e depositato presso il Ministero diverse osservazioni tecniche dettagliate evidenziando numerose criticità: dall’impatto ambientale alle dimensioni del progetto, dagli aspetti paesaggistici all’inquinamento acustico, fino ai rischi connessi allo stoccaggio del gasolio destinato ad alimentare i 141 generatori di emergenza, alla qualità dell’aria e alla vicinanza con le abitazioni.
L’8 giugno abbiamo coinvolto la città in un’assemblea pubblica aperta alla città per spiegare queste criticità, invitando tutti a far sentire la propria voce presentando a loro volta osservazioni al progetto per partecipare attivamente ad una decisione che riguarda il futuro di Magenta e impatta sulla vita di tutti.
Il Ministero dell’Ambiente ha rilevato le numerose osservazioni dei cittadini e quelle dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), chiedendo a Namira un corposo pacchetto di integrazioni e chiarimenti su moltissimi aspetti del progetto, comprese questioni ambientali, paesaggistiche, acustiche, idrogeologiche, sanitarie e di sicurezza in quanto aveva ritenuto che la documentazione presentata non fosse sufficiente.
Ora arriva un primo risultato concreto: apprendiamo che il soggetto proponente – Namira S.G.R.P.A. – ha chiesto la sospensione del procedimento, evidentemente per poter predisporre tutta l’ulteriore documentazione richiesta.
Questo conferma che i nostri dubbi erano fondati e che le problematiche segnalate meritavano di essere approfondite.
Ma c’è di più: anche Regione Lombardia si è mossa.
Il 15 luglio ha inviato al MASE una lunga richiesta di chiarimenti e integrazioni al progetto MXP MAGENTA – Campus Data Center introducendo ulteriori richieste molto incisive.
Le più significative riguardano:
- gli impatti cumulativi e gli effetti con tutte le opere presenti sul territorio, non solo con il progetto stesso.
- il traffico (includere anche gli sviluppi urbanistici di Marcallo e Magenta, rivalutare le rotatorie SS11–SS336dir–SS526, perché siano previsti 736 posti auto a fronte di circa 155 veicoli nell’ora di punta, integrare trasporto pubblico e mobilità ciclabile).
- l’atmosfera: in quanto la qualità dell’aria è già considerata molto severa. Viene chiesto ad esempio di effettuare una valutazione cumulativa con il data center di Santo Stefano Ticino, di programmare rigorosamente i test dei generatori, di verificare periodicamente le emissioni, valutando anche il campo sportivo come recettore sensibile, utilizzando anche i nuovi limiti della Direttiva UE 2024/2881.
- la salute pubblica. La Regione chiede di individuare la popolazione realmente esposta e rifare i calcoli, valutare il rischio tossicologico acuto e cronico, includere nei rilievi anche il PM2.5, calcolare il rischio cumulativo degli inquinanti.
- le acque sotterranee e il gasolio. Poiché la falda è superficiale e i serbatoi di gasolio sono previsti sotto il piano campagna, la Regione chiede di valutare, in ordine di priorità:
- serbatoi fuori terra;
- rialzare il terreno;
- solo come ultima soluzione mantenere i serbatoi interrati con ulteriori sistemi di protezione.
È una richiesta molto significativa perché dimostra che la soluzione progettuale proposta non viene considerata automaticamente soddisfacente.
- il consumo di suolo. La Regione contesta il metodo utilizzato.
- le compensazioni ambientali. La Regione scrive che opere come piste ciclabili, parcheggi, illuminazione, passerelle e sistemazioni stradali non possono essere considerate compensazioni ambientali, perché sono opere territoriali o sociali e non riparano il danno ecologico.
- il clima: viene chiesta una vera valutazione delle emissioni climalteranti, più fotovoltaico e chiede spiegazioni sulla mancata adozione dei tetti verdi.
- il paesaggio: riduzione dell’impatto visivo dei fabbricati C04 e C05, nuovi foto inserimenti, studio di intervisibilità anche dal Parco del Ticino e dall’Ossario, incremento delle mitigazioni a verde.
- la biodiversità: richiede il progetto del verde completo, la limitazione delle specie esotiche, ulteriori compensazioni naturalistiche e il monitoraggio delle specie invasive.
Una nota, quella di Regione Lombardia, nella sostanza dirompente per il progetto.
La sospensione è certamente una prima vittoria, ma non basta.
Continueremo infatti a seguire passo dopo passo l’intera procedura, analizzando tutte le nuove integrazioni che verranno depositate e chiedendo che il progetto venga profondamente rivisto.
Resta una domanda. Perché l’amministrazione comunale non si è posta dubbi sul progetto e non ha chiesto approfondimenti presentando a sua volta un’osservazione per evidenziare le questioni che meritavano di essere approfondite? Certamente l’area, dal punto di vista urbanistico viste le modifiche apportate al PGT, è idonea all’insediamento di un data center ma un intervento di queste dimensioni, collocato a ridosso delle abitazioni e a poco più di un chilometro in linea d’aria dal centro storico di Magenta, così come oggi è stato progettato, è semplicemente sproporzionato e inadeguato.
In questa fase sarà importante non abbassare la guardia.
I cittadini si sono mobilitati e costituiti in Comitato e noi come Partito Democratico continueremo a seguire passo dopo passo l’intera procedura, monitorando assiduamente la pagina del progetto sul portale del Ministero, analizzando tutte le nuove integrazioni che verranno depositate e chiedendo che il progetto venga profondamente rivisto.
Prosegue la raccolta firme per la petizione presentata dal “Comitato per la tutela dell’ambiente e del territorio del magentino NO Campus Data Center” con cui si chiede di sospendere dell’iter del piano attuativo in attesa della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la convocazione urgente di un’assemblea pubblica.
In allegato la locandina con i punti di raccolta a Magenta e Corbetta.

